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Affrontare e gestire l’insonnia

     

    L’insonnia è un disturbo del sonno, uno fra i più diffusi al mondo, ma nonostante la sua diffusione rimane spesso poco diagnosticato e poco trattato.

    Il mancato trattamento dell’insonnia può provocare importanti ripercussioni, non solo perché essa è già di per sé capace di creare notevole disagio in chi ne soffre, ma perché può facilitare il passaggio da una condizione transitoria ad una condizione cronica.

    I trattamenti farmacologici, sebbene piuttosto utili per gestire il problema di sonno, tendono a perdere di efficacia e a necessitare, col tempo, di dosi sempre più alte,  a questo si aggiunge il fatto che spesso le persone tendono ad “autogestire” le terapie, stabilendo in maniera autonoma dosi, tempi e metodi di somministrazione, rischiando di peggiorare la situazione.

     

    A tutti capita di passare qualche notte in bianco, può succedere a causa di periodi particolarmente stressanti, di cambiamenti di vita o di un problema medico, ma l’insonnia è qualcosa di diverso. Essa rappresenta l’esperienza di un sonno non ristoratore, insufficiente.

    L’insonnia si caratterizza per la difficoltà ad addormentarsi, oppure a mantenere un sonno continuo o, ancora, per la presenza di risvegli precoci al mattino.

    Oltre a queste caratteristiche (cosiddette indicatori notturni), l’insonnia può accompagnarsi anche a sintomi che vengono lamentati durante il giorno (indicatori diurni), come la sonnolenza, l’irritabilità, la difficoltà di concentrazione, il tono dell’umore basso o la  mancanza di energie.

     

    Si distinguono diversi tipi di insonnia:

    • di I livello (solo se caratterizzata da indicatori notturni);
    • di II livello (se caratterizzata da indicatori notturni e diurni);
    • acuta (di breve durata, da qualche giorno a qualche settimana);
    • cronica (almeno un mese);
    • primaria (non causata da un problema organico, da un problema psichiatrico o dall’uso di farmaci);
    • secondaria (causata da un problema organico, una condizione psichiatrica o dall’uso di farmaci)

     

    Sebbene non siano ancora completamente conosciute le cause dell’insonnia primaria, esistono fattori di tipo cognitivo e comportamentale responsabili del suo mantenimento, questi stessi fattori sono gli stessi ad essere spesso responsabili dell’evoluzione dell’insonnia da acuta in cronica.

     

    La terapia cognitivo comportamentale è ad oggi uno dei trattamenti più efficaci per l’insonnia. Molti studi sostengono la sua utilità non solo nell’affrontare il disturbo, ma anche nel migliorare la qualità della vita delle persone e prevenire le ricadute.  

    Essa si compone di diversi passi, ognuno destinato a trattare un aspetto specifico del problema; per semplificare però, è possibile individuare al suo interno tre grandi fasi:

    • fase psicoeducativa (fornisce informazioni sull’insonnia)
    • fase di intervento cognitivo (volta a lavorare su pensieri e credenze disfunzionali)
    • fase di intervento comportamentale (volta a intervenire sulle abitudini dannose e controproducenti)

    Queste ultime due fasi sono fondamentali per il trattamento dell’insonnia poiché intervengono su quegli aspetti responsabili del mantenimento e del peggioramento del problema stesso.

     

    Questo trattamento cognitivo comportamentale può essere utilizzato sia in contesti individuali che di gruppo (dai 5 ai 10 incontri a cadenza settimanale o bi-dettimanale), sia come “passo” all’interno di una psicoterapia che come intervento specifico, circoscritto, finalizzato esclusivamente alla cura dell’insonnia.

     

    Per info dott.ssa Mara D’Andrea

    349/6425781

    mradandrea@gmail.com

     

     

    • farmaco-resistenza

    • sospetto di altre patologie del sonno (apnee notturne, mioclono notturno, narcolessia)

    • patologie psichiatriche maggiori

    • disturbi del ritmo circadiano

     

    L’INSONNIA