Ansia sociale: la terapia cognitivo comportamentale può modificare l’attività e il volume cerebrale

    Neuroplasticity in response to cognitive behavior therapy for social anxiety disorder di Mansson K, Salami A, Frick A, Carlbring P, Andersson G, Furmark T, et al. Translational Psychiatry; Febbraio 2016

    Traduzione a cura di  SILVIA ROSAFIO, dottoressa in Psicologia.

    LA FOBIA SOCIALE O ANSIA SOCIALE (SAD) è una delle malattie mentali più comuni nel mondo, e i professionisti della  salute mentale ancora combattono per cercare una forma di trattamento universalmente efficace. Secondo la nuova ricerca pubblicata sulla rivista Translational Psychiatry, Nature, i professionisti che utilizzano la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) sembrano essere sulla strada giusta. Ricerche iniziali suggeriscono come  la CBT possa produrre cambiamenti neurobiologici in pazienti con disturbi d’ansia, in studi di neuroimaging su persone e animali si sono riscontrate “molteplici sfaccettature di plasticità (che si manifestano come) cambiamenti strutturali indotti dall’ambiente, dall’esperienza, dal comportamento e dalle emozioni”. I ricercatori svedesi  sulla base di questi risultati hanno deciso di effettuare un ulteriore passo in avanti indagando il potenziale collegamento tra la CBT erogata via internet, il volume e l’attività cerebrali. I ricercatori hanno dichiarato che i cambiamenti neurobiologici sono indicativi dell’efficacia della terapia. Per lo studio sono stati reclutati 52 partecipanti, 26 dei quali con una diagnosi primaria di SAD. I partecipanti con SAD  sono stati trattati o con la CBT via Internet per 9 settimane o con la modificazione dei bias di attenzione (ABM) sempre via internet, 2 volte a settimana per 4 settimane prima di sottoporsi a risonanza magnetica (MRI).

    L’ABM  “è un intervento computerizzato volto a migliorare un bias cognitivo di rilevamento del pericolo che caratterizza la fobia sociale”,  in passato ha rappresentato una speranza per la ricerca del trattamento dell’ansia sociale. Ai partecipanti non SAD fu effettuata soltanto una risonanza magnetica. Immagini cerebrali rilevano che i partecipanti con fobia sociale rispondono in maniera più positiva al trattamento computerizzato basato sulla CBT rispetto all’ABM, con il primo trattamento il volume del cervello e l’attività dell’amigdala tendono a diminuire. Questa particolare regione del cervello è spesso associata all’elaborazione della paura e delle emozioni. Nel complesso, i ricercatori hanno dimostrato che utilizzando la  CBT per trattare l’ansia sociale ” si ha una modificazione strutturale e di conseguenza una modifica della responsività neuronale all’interno dell’amigdala.” Mansson in un comunicato stampa, ha affermato che “Quanto maggiore è il miglioramento che abbiamo visto nei pazienti, minore è la dimensione della  loro amigdala.  Lo studio suggerisce inoltre che la riduzione del volume causi la riduzione dell’attività cerebrale”. Mansson ha condotto lo studio, con  Gerhard Andersson e ricercatori del Karolinska Institutet, Università di Uppsala, Umea University e Università di Stoccolma. Mansson sostiene l’unicità dello studio, dal momento che indaga due diversi cambiamenti post-trattamento:  volume del cervello e attività cerebrale. E anche se lo studio non esamina molti pazienti, Mansson dichiara come i risultati ottenuti forniscano “una conoscenza importante” per quanto riguarda il rapporto tra i cambiamenti neurobiologici indotti dalla CBT e sintomi di ansia sociale. Il ricercatore asserisce inoltre : “Diversi studi hanno riportato che alcune aree del cervello differiscono tra i pazienti con e senza disturbi d’ansia”, “Abbiamo dimostrato che i pazienti possono migliorare in nove settimane – e che questo porta a differenze strutturali nei loro cervelli” I ricercatori ritengono che questo sia il primo passo di una  più grande impresa verso la creazione di un trattamento elettivo per la fobia sociale.

    L’obiettivo futuro è quello  di reclutare più persone con fobia sociale per verificare se questi cambiamenti neurobiologici possano essere applicati su scala più ampia. E questa volta, i ricercatori sperano di essere in grado di individuare quando, esattamente, il volume e l’attività del cervello comincino a cambiare nel corso della CBT computerizzata.