Attacchi di panico: quando la paura fa novanta

    A cura di Angela Verardo e Mara D’Andrea

     

    Terrore, senso di catastrofe imminente, sensazione di irrealtà, paura di morire e/o di impazzire: queste sono solo alcune delle descrizioni che le persone fanno di un attacco di panico.

     Ma che cos’è un attacco di panico?

    Innanzitutto quando parliamo di panico stiamo parlando di ansia, di una quota molto intensa di ansia ovviamente.

    L’ansiaè un’emozione comune, assolutamente utile per le nostre vite. Essa è difatti una importantissima eredità dell’evoluzione che ci consente di proteggerci, tenendoci alla larga da pericoli e minacce. Esistono tuttavia condizioni in cui quest’ansia può raggiugere picchi molto elevati diventando appunto panico.

    Il panico, infatti, si accompagna a grande inquietudine e agitazione, oltre che ad una serie di altri sintomi quali:

    • palpitazioni;
    • sudorazione;
    • dispnea o sensazione di soffocamento;
    • parestesia;
    • sensazione di asfissia;
    • dolore o fastidio al petto;
    • tremori;
    • difficoltà di concentrazione;
    • confusione mentale;

    “Stavo guidando e all’improvviso è come se il mio cervello fosse andato in black out, il cuore batteva fortissimo, ero convinta di essere sul punto di morire”.

    “Ero al mare, come sempre, perché a me piace il mare, ma all’improvviso ho iniziato a vedere tutto sfuocato, le gambe hanno ceduto, la testa girava, sudavo e il cuore andava a mille. Ho pensato di essere sul punto di morire. Ho chiesto aiuto al mio ragazzo che mi ha subito portato in pronto soccorso ma qui dopo una serie di accertamenti mi hanno detto che si è trattato di una crisi di panico…”.

    Sono proprio questi sintomi a provocare nella persona la paura che qualcosa di terribile stia per accaderle, come morire o perdere il controllo. E’ esperienza comune di chi sperimenta un attacco di panico pensare di stare per avere un infarto o un ictus, per esempio.

    Di solito un attacco di panicodura pochi minuti, minuti però che alla persona sembrano infiniti, e può essere scatenato e mantenuto da tutta una serie di reazioni fisiologiche o di pensieri catastrofici.

    Solitamente quello che accade dopo un attacco di panico è che la persona comincia ad avere molta paura di sperimentarne un altro, ecco allora insinuarsi una serie di comportamenti protettivi che non fanno altro però che peggiorare la situazione, provocando l’instaurarsi un circolo vizioso di “paura della paura”. Iniziano così ad essere evitate certe situazioni o luoghi ritenuti responsabili degli attacchi di panico (per esempio, non guidare, non frequentare luoghi affollati, cercare di non rimanere mai da soli, non uscire nelle ore più calde, ecc.). O ancora, molte persone creano una rete di figure significative di riferimento, al fine di poter continuare alcune attività fondamentali (farsi accompagnare al lavoro, all’università, a fare la spesa, ecc.).

    Questi comportamenti di evitamentofanno sì che la persona diventi sempre più schiava della propria ansia: messi in atto come tentativi di proteggersi, alla lunga essi diventano, paradossalmente, delle manette sempre più strette che limitano fortemente la libertà e dunque la qualità di vita della persona.

    Il disturbo da attacchi di panico è caratterizzata da un preciso circolo vizioso: l’anticipazione dell’ansia genera ansia (“oddio quanta gent! E se mi sento male che faccio? Come ci arriva qui un’ambulanza?”), lo stato d’ansia conduce alle sensazioni di panico imminente (cominciano la tachicardia, la sensazione di fame d’aria, la sudorazione, ecc.), i sintomi vengono interpretati in chiave catastrofica ed estrema (“ecco lo sapevo! Mi sento male! Svengo, non ce la faccio, sto per cadere”) e così il soggetto ha un attacco di panico.

    Il disturbo da attacchi di panico può essere efficacemente affrontato con l’aiuto della psicoterapia cognitivo comportamentale. La psicoterapia ha l’obiettivo di aiutare la persona ad affrontare il suo problema dal punto di vista fisiologico, emotivo e comportamentale, ma non solo. Infatti, sebbene in molte persone gli attacchi di panico siano sporadici e rappresentino manifestazioni transitorie di periodi di vita stressanti, per molte altre invece essi rappresentano la punta di un iceberg, ovvero la parte più visibile e manifesta di una sofferenza ben più profonda che necessita di essere affrontata con la stessa attenzione del sintomo fisico.