Giocarsi la vita. Il gioco d’azzardo patologico

    A cura della dott.ssa Angela Verardo

    Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) definito anche genericamente Ludopatia è un disturbo del comportamento rientrante nella categoria diagnostica dei disturbi non correlati a sostanze. È una vera e propria malattia, che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare, nonostante la persona che ne è affetta sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze e non solo da un punto di vista economico. Mentre fino a pochi decenni fa si doveva aspettare la schedina del weekend, oggi si può tentare la fortuna in altri mille modi socialmente e culturalmente accettati. La nostra era, quella della tecnologia sempre più sofisticata, ha dato vita a nuove forme di gioco moltiplicandone le offerte e rendendolo sempre più facile e fruibile a chiunque. Non si gioca più solo nei casinò o nelle sale corse, oggi lo si può fare nei luoghi più comuni come nei bar, nelle ricevitorie o anche comodamente da casa nostra, basta disporre di un collegamento ad internet e di una carta di credito. Sebbene non si tratti di una dipendenza da sostanze come la cocaina, l’eroina o altri tipi di droghe, il gioco d’azzardo crea dipendenza ed attiva a livello cerebrale le stesse aree che si attivano durante l’assunzione di droga. Ha quindi una forte attinenza con la tossicodipendenza. Infatti, il giocatore patologico mostra una crescente dipendenza nei confronti del gioco d’azzardo, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nell’apparente tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche, spesso facendosi prestare dei soldi e accumulando debiti e trascurando gli impegni che la vita richiede. La persona non è più padrona di se stessa e perde la capacità di dominare i propri impulsi e le proprie emozioni. All’inizio è solo un gioco. 

    “…La prima volta che mi sono avvicinato alle slot machine ero in compagnia di alcuni amici durante una serata in cui per noia abbiamo deciso di imbucare giusto qualche euro. Quella sera ho vinto 100 euro e sono tornato a casa contento. Per qualche giorno non tornai più a giocare, non ci pensavo nemmeno, avevo sempre etichettato come zombie quelle persone che vedevo trascorrere giornate intere di fronte ad una slot machine. Ma poi una sera dopo un forte litigio con la mia ragazza mi ritrovai nuovamente nella sala slot, ero arrabbiato, e così mi sono detto che
    giocare qualche euro mi avrebbe permesso di scaricare la tensione. Imbucai solo 2 euro e ne vinsi 600, tornai a casa contento di aver nuovamente vinto. Dopo pochi giorni mi ritrovai nuovamente a giocare, e così feci anche nei giorni
    successivi. Non riuscivo a fermarmi, giocavo e perdevo e più perdevo e più giocavo per recuperare almeno una parte dei soldi. Fu questo l’inizio della fine. Iniziai quindi a giocare tutti i giorni, non vedevo l’ora di uscire dal lavoro per andare a giocare. Inventavo mille bugie, a tutti, alla mia ragazza, per il tempo che non riuscivo più a dedicarle, ai miei genitori per le somme di denaro richieste nonostante il mio stipendio ma soprattutto a me stesso. Ero diventato senza rendermene conto un giocatore d’azzardo patologico…”
    Inizialmente nessuno se ne accorge. Si comincia con il vincere e poi non si finisce finché non si perde tutto. Poi un giorno investi in una serata tutto il tuo stipendio, inizi a fare prelievi al bancomat. I soldi non ti bastano e decidi di vendere gli oggetti personali. A casa dirai che hai smarrito la collanina e in realtà l’hai venduta al banco dell’oro. Hai racimolato 300/400 euro ma anche quelli sono finiti nella spirale delle slot machine. Le persone che diventano dipendenti da questo comportamento mettono il gioco al centro della vita. Il forte desiderio di tornare a giocare anche in presenza delle evidenti esperienza negative, è costante. La consapevolezza di aver perso completamente il
    controllo della situazione provoca sofferenza e vergogna. Solo riconoscendo di aver perso, rinunciando alla tentazione di recuperare, di rifarsi, di uscirne vincitore si può vincere contro il gioco o contro qualsiasi altra
    forma di dipendenza patologica. Il gioco patologico, dunque, necessita di cure e superare la dipendenza dall’azzardo
    è possibile.
    Attualmente, la Terapia Cognitivo Comportamentale è considerata uno dei trattamenti di maggiore efficacia nella cura della dipendenza da gioco d’azzardo. Caratterizzata da una serie di interventi volti ad affrontare i diversi aspetti della patologia, la terapia cognitivo comportamentale si rivolge a pazienti e familiari e può essere affiancata, laddove è necessario, sia da trattamenti farmacologici volti ad agire sugli aspetti patologici correlati come depressione e intensi stati d’ansia presenti sia nelle fasi di gioco che non, sia da interventi di stimolazione magnetica transcranica.

    Bibliografia
    • American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei
    disturbi mentali – Quinta edizione. DSM-5. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2015
    • Mancini M. (2015) “Come smettere di giocare ai videopoker. Curarsi dalla droga del
    gioco d’azzardo, dal gioco online e dalle macchinette”, ed. Kimerik.
    • Guerreschi C. (2012) “Non è un gioco”, ed. San Pao

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