La Neuroplasticità: come allenare il cervello.

Un interessante articolo affronta e spiega che cosa si intende con il termine neuroplasticità, termine spesso utilizzato e che riveste sempre più importanza in tantissimi ambiti, non ultimo quello della psicologia e della psicoterapia.

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Traduzione a cura di Silvia Rosafio

Ci sono  aspetti principali della nostra anatomia dei quali siamo quasi completamente all’oscuro. Una recente scoperta con importanti implicazioni riguarda la nostra maggiore comprensione della neuroplasticità. Abbiamo sempre pensato che la struttura del nostro cervello fosse immutabile, inalterabile. In realtà, noi possiamo modificare le nostre credenze, emozioni, processi di pensiero alterando la chimica del nostro cervello. Le applicazioni terapeutiche di questa scoperta, sono infinite.

Il cervello è costituito da neuroni, i quali processano e trasmettono le informazioni tramite segnali elettrici e chimici. Ci sono circa 86 milioni di neuroni nel cervello umano. Le sinapsi, invece, sono piccoli spazi tra i neuroni che permettono il passaggio delle informazioni da un neurone all’altro.

La produzione dei neuroni, inizia durante la terza settimana di vita ad un ritmo di 250.000 neuroni al minuto fino alla nascita.In passato si pensava chei neuroni non si riproducessero dopo i primi anni di vita, attualmente le nuove ricerche hanno dimostrato il contrario, la neurogenesi si verifica per tutta la durata della vita (nel 1999, ricerche condotte all’Istituto Salk di San Diego, hanno scoperto come il cervello produca neuroni fino ai 72 anni). La speranza è che la scienza possa  scoprire un modo per guidare la crescita neuronale, per riparare le aree del cervello che sono state danneggiate da lesioni o malattie.

All’interno del cervello, con il tempo, si creano i percorsi neurali che connettono aree relativamente distanti, ciascun percorso è associato ad un’azione o un comportamento. Ogni volta che pensiamo, sentiamo o facciamo qualcosa, noi rafforziamo questi percorsi. Nuovi pensieri e competenze creano nuovi percorsi. Ripetizioni e pratica rinforzano questi percorsi, creando nuove abilità.  I vecchi percorsi vengono usati meno e si indeboliscono. Con la ripetizione e l’attenzione diretta verso un cambiamento desiderato, tutti noi abbiamo la capacità di riconnettere  il nostro cervello. Ciascuno di noi ha la possibilità di sperimentare autonomamente la plasticità del proprio cervello  imparando nuove abilità, come ad esempio cambiando lavoro, risolvendo rompicapo logistici, frequentando nuovi ambienti o imparando una nuova lingua.

Un esperimento ha dimostrato come“ L’allenamento mentale abbia il potere di cambiare la struttura fisica del cervello” Alvaro Pascual-Leone, M.D. PhD. Professor of Neurology, Harvard Medical School. Allo studio hanno partecipato due gruppi, i membri del Gruppo A si sono esercitati al pianoforte per due ore al giorno per una settimana. I membri del gruppo B hanno simulato di suonare al pianoforte muovendo le dita. In entrambi i casi si è assistito allo sviluppo della corteccia motoria implicata nei movimenti delle dita. Questo studio ha confermato come il cervello sia un muscolo che cresce con l’esercizio. Un giorno, potremmo creare sistemi educativi perfettamente adatti alla capacità di adattamento del cervello.

Un altro esempio di palestra cerebrale è la Mindfulness, che fa riferimento alla capacità di diventare consapevoli dei nostri pensieri e delle decisioni, osservando le nostre esperienze interiori come se stessero accadendo a qualcun altro. La mindfulness e la meditazione sono essenziali per aiutare il nostro cervello a creare nuove strade”. David Smith, M.D.  co-author of Unchain Your Brain.

In uno studio è stato dimostrato come  “Gli stati d’animo e le emozioni siano allenabili” Dr Richard J. Davidson, University of Wisconsin – Madison. Alla sperimentazione hanno partecipato un monaco buddista ed uno studente. Il primo può trascorrere più di diecimila ore della sua vita meditando, allenando dunque il cervello. Misurando l’attività cerebrale dei partecipanti impegnati nella meditazione, si è visto come nel monaco l’attività nella corteccia prefrontale sinistra sia stata in grado di sommergere l’attività nella corteccia prefrontale destra. Nello Studente non si è riscontrata nessuna differenza tra la corteccia  prefrontale destra e sinistra. La Corteccia prefrontale sinistra è associata alla felicità, mentre la corteccia prefrontale destra è associata a stati d’animo negativi. Questo ha dimostrato come meditando si acquisisca la capacità di gestire le emozioni e gli stati d’animo.

È interessante osservare come tutte queste scoperte possano trovare un’applicazione nella cura delle dipendenze. Passo preliminare è la comprensione di come si sviluppi una dipendenza.  Al centro del cervello, il percorso di ricompensa, ci spinge a cercare attività essenziali per la sopravvivenza delle specie: cibo e bevande, riparo, sesso, famiglia. Dal momento che l’individuo sperimenta piacere in queste circostanze, è incentivato a ripetere tale azioni. Lo stesso meccanismo si attiva durante l’uso di sostanze stupefacenti: La sostanza è consumata, il sistema di ricompensa rilascia dopamina, l’ippocampo ricorda rapidamente il senso di soddisfazione. L’individuo ha una forte motivazione nel ripetere l’azione dato il forte senso di benessere sperimentato dopo il consumo della sostanza. Nello specifico:  la corteccia prefrontale spinge l’ utente a cercare la sostanza, l’ippocampo ricorda rapidamente il senso di soddisfazione. L’ amigdala: ricorda gli stimoli ambientali (persone, luoghi, suoni) ed il nucleo accumbens è responsabile del rilascio di dopamina. “Il percorso della ricompensa è intimamente connesso all’area delle emozioni e del giudizio. Il giudizio diviene distorto, ed il cervello inizia a considerare la sostanza come necessaria per la sopravvivenza”. David Smith, M.D. co-author of Unchain Your Brain

Cosa fa si che una sostanza o un comportamento creino dipendenza?

1)      Il veloce rilascio di dopamina

2)      L’intensità del rilascio di dopamina

3)      L’affidabilità del rilascio di dopamina

 

 

Le sostanze stupefacenti possono rilasciare dalle due alle dieci volte la quantità di dopamina naturalmente rilasciata, e il rilascio in seguito all’assunzione delle sostanze avviene in maniera più affidabile e più veloce. L’individuo che diventa un consumatore abituale, sviluppa ben presto la tolleranza, dal momento che la stimolazione ripetuta porta alla riduzione del numero dei ricettori della dopamina, si ha come conseguenza quella per cui il dosaggio originale produce meno ricompensa, dunque il dosaggio deve essere aumentato per raggiungere il risultato originario.

“Le abitudini assumono un ruolo importante nella nostra salute. La comprensione biologica di come sviluppiamo routine che possono risultare dannosi per noi, e come rompere queste routine per abbracciarne di nuove, potrebbe aiutarci a cambiare stili di vita, adottando comportamenti più salutari”.  Dottoressa Nora Volkow- National Istitute of Health Per rompere quindi questa routine deleteria è senz’altro d’aiuto riconoscere ed evitare i fattori scatenanti: l’ambiente (luoghi- suoni- odori), il sociale (amici, familiari) ed infine le emozioni scatenanti (depressione- frustrazione- ansia solitudine – stress – rabbia). “Per prevenire la ricaduta, è necessario comprendere quali sono gli stimoli ambientali che innescano il desiderio. Il recupero avviene impegnando il cervello, in modo tale che sia indaffarato in attività salutari nel momento di arrivo di tali segnali. Infine, quando si verifica il desiderio, il cervello ritorna all’omeostasi molto più facilmente. Il recupero diventa più naturale, e si ottiene una ricompensa sana”.  David Smith, M.D.  co-author of Unchain Your Brain

La neuroplasticità offre una chiave di lettura interessante di questa condizione. Le scoperte hanno dimostrato come l’individuo sia in grado di creare nuove connessioni, dunque possiamo intervenire generando nuovi percorsi di ricompensa. “Affinché si creino nuove connessioni, è necessario avere nuovi obiettivi, praticando la ricerca di una sana ricompensa, si permette al cervello di creare nuovi percorsi”.David Smith, M.D.  co-author of Unchain Your Brain È necessario dunque: prefissarsi degli obiettivi,  riconoscere i fattori scatenanti, prendere decisioni consapevoli,cercare il piacere e la ricompensa in attività sane. (Evita le sostanze che ti forniscono ricompense malsane. Impara a vivere una vita confortevole e responsabile nella quale il tuo cervello è ricompensato da attività sane. Prova a meditare e a fare yoga. Cerca il  sostegno dei coetanei e prenditi cura di te stesso: non essere troppo stanco, troppo solo, troppo affamato, troppo arrabbiato). Tutto ciò permette la creazioni di nuove vie che rafforzandosi formano nuove abitudini sane.

La mindfulness ad esempio assume un ruolo importante nella prevenzione delle ricadute, mira ad aumentare la consapevolezza discriminante, cioè la capacità di accogliere stati di disagio o situazioni difficili senza reagire automaticamente. Prova: Il gruppo MBRP (Mindfulness Based Relapse Prevention) in seguito al trattamento mostra  tassi più bassi di consumo di sostanze e una maggiore riduzione del desiderio  rispetto al gruppo di controllo. “MBRP può influenzare il sistema cerebrale e può invertire, riparare o compensare le modifiche strutturali associate alla dipendenza e alla ricaduta comportamentale” . K Witkiewitz Ph.D, S Bowen Ph.D, MK Lustyk Ph.

In conclusione, il cervello può modificarsi, anche in età adulta. La neuroplasticità pone le basi per lo sviluppo di nuove terapie per la malattia mentale e la tossicodipendenza. Se si cerca di superare la dipendenza o di imparare una nuova lingua, tutti noi possiamo sfruttare la potenza della neuroplasticità e ricollegare il nostro cervello.